La regina Elisabetta sfuggì a un attentato mortale, quarant’anni fa, in viaggio negli Stati Uniti. Un tentato assassinio nato dal dolore di un padre che aveva perso la figlia nei Troubles, la guerra civile in Irlanda del Nord (la stessa che costò la vita a Lord Mountbatten, morto nell’attentato dell’Ira nel 1979). Un padre dal cuore spezzato, deciso a vendicarsi uccidendo la sovrana britannica «o lanciando dall’alto di un ponte un oggetto sul Royal Yacht Britannia sul quale viaggiava la regina o attentando alla sua vita durante la visita allo Yosemite Park», secondo quando emerge ora da 103 pagine di documenti segreti resi noti dall’FBI americano sul suo canale online The Vault.
Anni Ottanta. I file danno un resoconto del lavoro di bonifica e monitoraggio di sicurezza negli Usa in vista di diversi viaggi Oltreoceano della sovrana britannica accompagnata dal principe Filippo. Il primo nel 1983 sulla Costa Ovest. E si capisce allora il perché della sicurezza a livelli altissimi che indispettì il principe Filippo durante quel viaggio americano.
Quando nel 1983 Filippo visitò con Elisabetta la Costa Ovest degli Usa, accolto dal presidente Reagan e dalla First Lady Nancy nel loro ranch di Santa Barbara, il duca di Edimburgo se la prese infatti con i servizi segreti che imponevano di procedere a fari spenti all’auto che li portava da una meta all’altra: «Manco per sogno spengo le luci, la folla è qui per vederci!», come racconto nella biografia «Filippo and the Queen» (Cairo).
Ma poi anche nel 1989, per una visita privata in Kentucky emersero preoccupazioni dei servizi segreti. E l’FBI annota in merito che «la possibilità di minacce nei confronti della sovrana britannica è sempre presente da parte della Irish Republican Army». Minaccia presente chiaramente ancora nel 1991 quando si temono manifestazioni e proteste violente lungo il percorso della visita a Philadelphia. Rivelazioni emerse proprio mentre Re Carlo con Camilla sono in viaggio in Irlanda del Nord. La regina Elisabetta dovette rinunciare nel 2021 a un viaggio programmato in Irlanda del Nord per motivi di salute. «Non avrebbe cancellato la sua partenza per l’Irlanda del Nord, come per la Cop26, a cuor leggero. Ma non dimentichiamo che ha 95 anni... e dunque se non si sente bene, o se semplicemente si sente stanca, deve stare attenta», disse lo storico Hugo Vickers al Corriere. Era l’inizio della grande preoccupazione per la salute della regina scomparsa poi a settembre 2022.
Così Tra Belfast e Armagh, in questi giorni Carlo e Camilla hanno rimediato a quel forfait reale. Accolti anche da una coppia di bambini con il loro stesso nome, in visita a Enniskillen Castle per poi prendere parte a una celebrazione religiosa che ha riunito l’arcivescovo della Church of Ireland John McDowell e il cattolico Eamon Martin alla cattedrale di St Patrick. A Belfast, nel giardino di Hillsborough Castle residenza ufficiale dei Windsor, hanno accolto anche gli ospiti di un Garden party reale.
Proprio al culmine delle tensioni tra Unionisti e Cattolici in Irlanda del Nord, sul finire degli anni ’70 Carlo soffrì molto alla notizia dell’attentato dell’Ira che tolse la vita a Lord Mountbatten, suo mèntore, guida morale, spirituale e persino «consigliere sentimentale».
Deciso ad affrontare subito i problemi l’indomani della morte della regina, Carlo era partito subito per l’operazione Spring Tide, visitando tutte le anime del Regno Unito: dalla Scozia tentata dall’indipendenza già al referendum del 2014 e che a novembre 2022 si è vista rifiutare un nuovo voto, all’Irlanda del Nord con il retaggio di lutti e dolore al tempo dei Troubles. Carlo III e Camilla erano arrivati così a Belfast, Irlanda del Nord, al castello di Hillsborough e poi alla cattedrale di St Anne. «Certo non basta un viaggio per risolvere questioni antiche e complesse, sarà un processo lungo e faticoso», ci ha detto John Kampfner, di Chatham House, il più famoso think tank di Londra. Le divisioni storiche restano, nonostante il grande lavoro di ricucitura tessuto per l’intera vita dalla regina Elisabetta, che incontrò la prima presidente donna irlandese, Mary Robinson.
«La regina ha fatto così tanto a livello personale per costruire pace e riconciliazione tra Irlanda e Regno Unito. Mi invitò a incontrarla a maggio 1993, il primo incontro di un presidente irlandese con un sovrano britannico. E la sua visita di Stato nel 2011 fu una gioiosa occasione che ha aiutato a migliorare le relazioni tra i nostri Paesi. Lei personificava l’empatia, la comprensione e il perdono», ricorderà in morte di Elisabetta II, Robinson che è stata anche Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani.
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